L'INFAMANTE CIRCOLARE BUFFARINI-GUIDI E LE REAZIONI IN ITALIA


I pentecostali sono in Italia dal 1908, e durante il periodo fascista subirono la persecuzione. Non tutti lo sanno, ma quando si parla di leggi razziali si dimentica che esiste una specifica legge che riguarda il Movimento Pentecostale, quella del 9 aprile 1935, a firma del sottosegretario all’interno, Biffarini Guidi, controfirmata dal ministro Bocchini, del governo Mussolini, la circolare n. 600/158 (Archivio di Stato serie PS GI busta 26 fasc. 299 1-c-z), che vietava il culto pentecostale in tutto il Regno in quanto, si affermava, “esso si estrinseca e concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all' integrità fisica e psichica della razza”.

A seguito di questa infame legge, molte chiese pentecostali furono chiuse, i pastori mandati al confine o imprigionati, insieme a molti semplici credenti, perché sorpresi a pregare nelle case private o in campagna. 


Secondo alcuni storici, molti furono i pentecostali uccisi nei campi di sterminio nazisti, insieme ai malati psichici, in tutto tra i 200.000 e i 250.000. Uno dei pastori più importati del Movimento Pentecostale italiano, Roberto Bracco (*), fu arrestato per ben 17 volte.



(*) Roberto Bracco (1915-1983) rivestì dal 1947 la carica di Segretario Generale delle Assemblee di Dio in Italia; fondò nel 1954, diresse e insegnò fino 1965 all'Istituto Biblico Italiano (IBI); e poi fondò e diresse anche nel 1946 la rivista "Risveglio Pentecostale" dove scrisse anche molti articoli su questo periodico.  



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Un esempio delle reazioni verso gli evangelici pentecostali in Italia ("i protestanti", come venivano chiamati) è riportato in una relazione inviata dal Prefetto di Avellino alla Direzione Generale della P.S., Ministero dell'Interno (settembre 1927, Archivio di Stato):


"Verso le ore 19.30 del 16 andante provenienti da Montesarchio (Be
nevento) giunsero a Rotondi (Avellino) due pastori evangelici, si recarono direttamente alla cascina Zolalfi 3 sita fuori dell'abitato, e propriamente in casa del nominato Mataluni Amedeo di Aniello di anni 34 nato a Montesarchio e residente a Rotondi, ove in un locale, si radunarono i seguaci della religione protestante per compiere i loro culti, come di consueto.

Immediatamente dopo l'arrivo dei due pastori convennero colà i proseliti della religione protestante in numero di circa 20, e mentre erano raccolti per la celebrazione delle loro funzioni, da Rotondi sopraggiunsero oltre 20 giovani capeggiati dal Parroco del luogo Vele Don Giuseppe, i quali imposero ai primi di allontanarsi e far ritorno alle proprie abitazioni, minacciandoli di bastonarli. ...

Mentre ciò si verificava sopraggiunsero da Rotondi oltre 500 persone delle quali molte armate di bastoni che con grida e minacce vaghe riuscino a sbandare i protestanti; alcuni di questi, furono accompagnati in paese e messi al cospetto della Chiesa cattolica".

L'arrivo dell'Arma di Cervinara mise fine alla rivolta contro i "protestanti", che tuttavia continuò in varie forme palesi e occulte per molti anni in tutta la regione.

Episodi come questo non erano rari. Fino a quel momento ovunque i pentecostali avevano subito intimidazioni, sberleffi e atti d'intolleranza da parte del clero e di irruenti singoli. Lo Stato invece aveva cercato di mantenere una posizione evasiva ed ambigua, anche se, quando c'era da intervenire lo si faceva a danno dei pentecostali.

All'indomani dei Patti Lateranensi anche i pentecostali dovettero subire la discriminazione religiosa che tutti i culti diversi da quello cattolico sperimentarono; ma nel 1935 la discriminazione divenne per loro anche razziale.

Infatti, prima fu annullato l'unico decreto ministeriale che riconosceva il pastore della chiesa evangelica di Roma e lo abilitava all'esercizio giuridico delle sue funzioni con facoltà di delega.

Poi, con la vergognosa circolare Buffarini-Guidi (ritenuto il più grave atto di intolleranza religiosa compiuto dopo l'unità d'Italia) si dichiarava fuorilegge il culto cristiano pentecostale, "per preservare l'integrità fisica e psichica della razza".

Tutti i locali di culto pentecostali furono chiusi, e fino al 1943 (*) le riunioni dovettero essere tenute di nascosto nelle case o in aperta campagna. I fratelli che vi si recavano dovevano avere coraggio perché rischiavano di essere catturati, imprigionati, o condannati al confino politico (si veda: Persecuzione in Italia).

Essi subirono dure e talvolta crudeli azioni di repressione, ma tutto ciò non impediva l'attività evangelistica imposta dal voler obbedire fedelmente al mandato missionario di Gesù: "Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo".


(*) Solo l'intervento di autorevoli giuristi permise l'abrogazione di quella circolare che il Ministero dell'Interno ebbe cura di ritirare con una nota riservata ai prefetti: una strategia che prolungò almeno fino all'inizio degli anni Sessanta gli effetti della circolare. Ne è prova il fatto che il Ministro dell'Interno del 1953 riteneva la circolare Buffarini-Guidi ancora valida contro i pentecostali.

Una testimonianza della situazione ce la fornisce G. Spini con un testo pubblicato nel suo "Studi sull'evangelismo italiano tra l'Otto e il Novecento" che riprende un intervento a suo tempo pubblicato sulla rivista "Il Ponte" nel 1953: "Per impedire davvero le riunioni dei protestanti, non basta chiuderne i locali di culto. Occorre metter un carabiniere di frazione davanti alla porta di casa di ciascun protestante, per vedere se non c'entri della gente per radunarsi accanto al Vangelo. Ma, fatto questo, occorre anche mettere un prete accanto ad ogni carabiniere, per controllare se poi il carabiniere stesso, di nascosto, non provi la tentazione di leggere il Vangelo. Al tempo del fascismo era noto un certo anziano pentecostale che, ogni volta che era messo in prigione, si dedicava a convertire i secondini. [..]"




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